Lo spoglio è sempre aperto
Ogni cittadino registrato ha un voto per ogni meme: se lo ha fatto ridere, lo dice. Il podio cambia quando cambiano gli umori, cioè di continuo. A parità di voti vince il meme più vecchio, per anzianità di servizio.
Il podio, per ora
Lo spoglio richiede JavaScript; nel frattempo vige l'ordine di accadimento, come in ogni archivio che si rispetti.
Un paese intero invaso senza aver chiesto niente a nessuno.
L’italiano conquista il mondo, e nessuno sa bene che cosa stia dicendo.
Il minimo sindacale, applicato con precisione olimpica.
Il salto più alto dell’estate lo fece un anello.
Rifiutò il cappellino, non la papera: la dignità a metà più ricordata del Festival.
Il Natale più studiato dagli avvocati degli ultimi vent’anni.
Due amici, un microfono e una frase che ha superato il podcast.
Un frutto di stagione, una bugia a fin di bene e sessanta milioni di consulenti familiari.
Il guasto era nell’auricolare, ma a pagare furono le rose.
Nessuno ha mollato niente. Nessuno ha aperto niente. Tutti ci pensano.
Due bottiglie spostate di trenta centimetri, quattro miliardi spostati di posto.
Il concerto se lo ricordano in tre, la telefonata tutti.
Il discorso più applaudito della giornata l’ha tenuto un paio di muffole.
Quattro parole in spiaggia contro un anno intero di bollettini.
Il discorso alla nazione lo ricordano in pochi; il ciuffo, tutti.
Nessuna laurea è stata festeggiata, nessun lanciafiamme è arrivato.
L’unica uscita di scena che vale più della canzone.
Infrangibile, salvo prova contraria eseguita in pubblico.
Il primo comizio passato direttamente in console.
Quattro parole per spiegare internet al Senato.
Ventuno metri di albero, quarantottomila euro, pochissimi aghi a verbale.
La notizia era l’impeachment; il pianeta ha guardato solo la porta.
La statuetta più breve della storia del cinema.
Il congedo più rapido mai protocollato: tornò indietro in otto mesi.
Sei note che ti stanno risuonando in testa proprio adesso.
Un cartoncino, due nomi, una sola lettura: quella sbagliata.
Un signore gentile con l’orto batte l’intera industria del meme.
Quattrocento chilometri sopra la Terra, e il caffè resta una questione italiana.
Un vestito solo, due colori a testa, nessuna pace in famiglia.
Beneficenza vera. Ma soprattutto un secchio in testa a tutti.
Da allora se ti dicono «stai sereno» chiami un avvocato.
Due sillabe che hanno battuto duemila anni di protocollo.
Tutti l’hanno girato, nessuno ammette di averlo girato.
Citato in ogni assemblea di condominio da chi non le ha capite.
L’unico ballo che ha costretto gli ingegneri ad aggiungere cifre.
Otto settimane al primo posto, e il trattore non ha mai chiesto scusa.
Ancora oggi nessuno le pronuncia davanti ai figli piccoli.
Una domanda retorica che ricevette, puntuale, una risposta per niente retorica.
Il bagnoschiuma non si vede quasi mai; il cavallo, nessuno l’ha più dimenticato.
Doveva durare un ringraziamento; è diventato un modo di dire.
Un pronostico giusto si dimentica; uno giusto e detto male diventa lingua nazionale.
L’unica trappola in cui si cade canticchiando.
Unica forma di poesia orale che tutti sanno ancora a memoria.
Cinquantasei secondi, un morso, quasi novecento milioni di testimoni.
Un portale da milioni, una pronuncia fatta in casa.
Il piano era perfetto: mancava solo qualcuno disposto ad ascoltarlo.
Annunciato prima, eseguito dopo: la spacconata più puntuale della storia azzurra.
Trent’anni dopo lo dice ancora tuo zio quando gli tolgono la parola.